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Digital marketing

Carta e radio, quando hanno ancora senso per una PMI

La radio in Italia cresce ancora, i quotidiani perdono quasi l'otto per cento l'anno. Quando i mezzi tradizionali hanno senso e come si misurano senza clic.

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Carta e radio non sono finite, sono diventate strumenti per obiettivi diversi da quelli per cui venivano usate. La radio in Italia cresce ancora, i quotidiani perdono quasi l’otto per cento l’anno, e nessuno dei due si misura come una campagna online. Sapere questo prima di firmare un contratto annuale evita il tipo di spesa che non si riesce a difendere in riunione.

Dove sta il mercato oggi, con le cifre

La Relazione annuale AGCOM del 2026 fotografa un settore media italiano da 12,05 miliardi di euro, in leggera flessione rispetto ai 12,12 dell’anno precedente.

MezzoRicavi 2025QuotaVariazione
Televisione8,93 mld €74,1%+0,6%
Quotidiani1,06 mld €8,8%-7,9%
Radio634 mln €5,3%+1,6%

Dentro il dato radio, la raccolta pubblicitaria vale 485 milioni e cresce del 2,1 per cento. Sul fronte quotidiani, le copie cartacee scendono a 1,2 milioni, in calo del 9,3 per cento in un anno.

La pubblicità digitale vale nel frattempo 8,42 miliardi, contro i 5,54 del 2021, e l’87,5 per cento di quella raccolta finisce alle grandi piattaforme, mentre agli editori resta il 12,5.

Due letture opposte convivono in questi numeri. La radio non è un mezzo in via di estinzione, è un mezzo stabile che cresce lentamente. La carta quotidiana invece perde lettori e ricavi a un ritmo che rende difficile pianificarci sopra qualcosa a tre anni.

Quando la radio ha ancora senso

Quando vendete a un bacino geografico definito e avete qualcosa da dire che si capisce in quindici secondi. Un’apertura, una data, un’offerta stagionale, un trasloco della sede.

Quando il vostro pubblico passa tempo in auto. In Toscana questo vale per gli artigiani, per chi lavora nei distretti, per il commercio fuori città e per chi fa manutenzione a domicilio.

Quando serve rendere familiare un nome. La radio lavora sulla ripetizione, e funziona se accettate di misurarne l’effetto sulla notorietà e non sulle richieste della settimana.

Quando avete già un canale che raccoglie. Una campagna radio che manda a un numero di telefono presidiato e a una pagina fatta apposta funziona molto meglio di una che nomina solo il marchio.

Quando non ha senso

Quando il vostro prodotto ha bisogno di essere spiegato o visto. Trenta secondi di voce non fanno capire una differenza tecnica tra due macchinari.

Quando il budget basta per due settimane. La radio funziona sulla frequenza: un contatto isolato non lascia traccia, e un piano che si esaurisce prima di raggiungere una frequenza utile è denaro speso per niente.

Quando l’azienda non è pronta a rispondere. Se il centralino è scoperto o il modulo del sito non consegna, il picco di chiamate generato dalla campagna si trasforma in clienti persi. Le cause più frequenti di richieste che si perdono per strada sono in le cinque cause di un sito che non converte.

Quando la carta ha ancora senso

La stampa locale e di settore, non i grandi quotidiani nazionali. Il bollettino di categoria, la rivista tecnica letta da chi decide gli acquisti, il periodico di zona che arriva nelle case.

La carta nelle mani, cioè quella che non è pubblicità comprata: il catalogo, la scheda tecnica stampata, il biglietto lasciato dopo un sopralluogo. Su vendite lunghe e su importi alti questi materiali continuano a pesare, perché restano sulla scrivania di chi deve decidere.

Gli inserti mirati con un motivo per essere conservati. Un calendario di manutenzione, una tabella di conversione, un elenco di scadenze normative del settore. Restano appesi in officina per un anno, il che è più di quanto faccia qualunque banner.

Fuori da questi casi, un annuncio su un quotidiano a diffusione generalista per una PMI è quasi sempre una spesa di relazione, non di acquisizione. Va bene chiamarla così, purché in bilancio finisca nella voce giusta.

Come si misura qualcosa che non ha un clic

Con un numero di telefono dedicato, diverso da quello principale. Costa pochi euro al mese e rende attribuibile ogni chiamata a quella campagna.

Con una pagina dedicata, indirizzo semplice e pronunciabile, usata solo lì. Le visite dirette a quella pagina nelle settimane della campagna sono il dato più pulito che otterrete.

Con un codice o una formula da citare. Funziona meglio se dà qualcosa in cambio, anche piccolo, perché altrimenti nessuno lo cita.

Con la domanda fatta a voce a chi chiama, segnata su un foglio. Metodo antico, dati grezzi, e comunque più affidabile di molti pannelli di controllo, per le ragioni spiegate in cosa dice e cosa non dice il ROAS.

Con la curva delle ricerche del vostro nome. Se nelle settimane della campagna radio le ricerche del marchio salgono e poi tornano giù, quella campagna ha funzionato sulla notorietà, che è esattamente il suo mestiere.

Il modo di combinarli che evita gli sprechi

Il mezzo tradizionale genera attenzione, il canale digitale la raccoglie. Chi sente lo spot e si incuriosisce non chiama subito, cerca il nome online qualche ora dopo. Se in quel momento la scheda Google è sbagliata o il sito non risponde alla domanda, la campagna ha pagato per mandare traffico a un vicolo cieco.

Per questo, prima di comprare spazi, conviene assicurarsi che le informazioni di base siano a posto, seguendo come si sistema la scheda Google in un pomeriggio.

La seconda combinazione utile è temporale: una campagna di ricerca a pagamento sul vostro nome attiva nelle settimane dello spot costa pochissimo e intercetta chi ha sentito e sta cercando. È il pezzo mancante più frequente nei piani tradizionali.

L’affissione e gli eventi, il terzo pezzo del tradizionale

Il cartello sulla strada giusta resta uno degli investimenti più sottovalutati per chi ha una sede fisica, e costa meno di quanto si pensi in molte zone artigianali e commerciali fuori dai centri storici.

Gli eventi di settore funzionano per la stessa ragione della carta nelle mani: producono una conversazione con qualcuno che decide. Il costo va però calcolato per intero, giornate delle persone comprese, e confrontato con i contatti utili davvero raccolti, non con i biglietti da visita presi.

In entrambi i casi vale la regola della raccolta a valle: un cartello o uno stand che non porta da nessuna parte lascia solo un ricordo vago. Un indirizzo semplice stampato sopra, con dietro una pagina fatta apposta, trasforma quel ricordo in una visita misurabile.

Quanto mettere, se decidete di provare

Una cifra che copra un periodo continuo di almeno sei settimane su un mezzo solo, invece di una presenza sparsa su tre mezzi. La frequenza conta più della copertura quando il budget è quello di una PMI.

E una quota stabilita in anticipo, non superiore a quella che potete perdere senza conseguenze, perché il tradizionale non permette di correggere in corsa come fa il digitale. Una volta che lo spot è in palinsesto, i soldi sono spesi.

Dove collocarla rispetto a tutto il resto, e con quale regola tagliarla se non produce niente, è il ragionamento che facciamo in come si costruisce il budget dell’anno prossimo. Le automazioni che riducono il lavoro di raccolta a valle sono in da dove si parte con le automazioni. E se serve qualcuno che tratti gli spazi e tenga insieme i due piani, è quello che facciamo nella pubblicità tradizionale.

Una nota sul confronto di costo, che in riunione salta fuori sempre. Un mezzo tradizionale si paga per essere presenti, un canale digitale si paga per essere visti da chi sta già cercando. Confrontare il costo per contatto dei due è un confronto tra due cose diverse, e chi lo fa arriva quasi sempre a una conclusione sbagliata in entrambe le direzioni.

Aggiornato al 23 ottobre 2026.

Fonti


LC
Lorenzo Cusmano
Fondatore di Wave Digital · WAVE DIGITAL

Fondatore di Wave Digital, agenzia digitale di Firenze attiva dal 2012. Si occupa di posizionamento sui motori e di visibilità dentro gli assistenti AI per aziende che vendono online o che dal sito ricevono richieste. Ha scritto due libri su SEO e intelligenza artificiale applicata alla ricerca.

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