Il sito non porta contatti, le cause più frequenti
Cinque cause, nessuna delle quali è la grafica. Si trovano in mezza giornata guardando tre numeri, e quattro su cinque si risolvono senza rifare niente.
Un sito che riceve visite e non produce richieste ha quasi sempre uno di cinque problemi, e nessuno dei cinque è la grafica. Si trovano in mezza giornata guardando tre numeri, e quattro su cinque si risolvono senza rifare niente.
Prima: ci sono davvero le visite
La domanda va fatta prima di tutte le altre, perché cambia completamente la diagnosi. Un sito con trecento visite al mese e zero richieste non ha un problema di conversione: ha un problema di visibilità, e riscrivere le pagine non porterà nessuno.
Il numero minimo per ragionare è indicativamente cinquecento visite mensili da ricerca. Sotto quella soglia le richieste sono troppo poche perché qualsiasi variazione significhi qualcosa.
Se le visite non ci sono, il lavoro è un altro e comincia da quali domande fa il vostro cliente e se il sito ha una pagina che risponde a ciascuna. Rifare la home non serve.
Seconda: le visite sono quelle giuste
Capita spesso su siti che hanno un blog attivo. Le visite ci sono, anche molte, ma arrivano su articoli informativi letti da studenti, curiosi e concorrenti.
La verifica dura dieci minuti: si ordina il rapporto per pagina di atterraggio e si guarda dove atterra la gente. Se le prime cinque pagine sono tutte articoli generici e le pagine servizio non compaiono, il traffico è sbagliato e nessun pulsante lo raddrizza.
Questo non significa che il blog sia inutile. Significa che state misurando la conversione di persone che non erano venute per comprare, e che il numero da guardare è un altro.
Terza: si capisce cosa fate nei primi cinque secondi
È l’errore più diffuso sui siti delle PMI italiane. La home si apre con una frase che potrebbe stare sul sito di qualunque altra azienda: soluzioni su misura, esperienza al vostro servizio, qualità dal 1987.
Chi arriva deve capire in una riga cosa fate, per chi, e dove. “Serramenti in PVC su misura, posati in Toscana, con rilievo gratuito” dice tutto. “Innoviamo il concetto di abitare” non dice niente e costa uguale.
La prova si fa in ufficio: mostrate la home a qualcuno che non conosce l’azienda, per cinque secondi, poi chiudete lo schermo e chiedetegli cosa vendete. Se esita, avete trovato il problema numero uno.
| Sintomo | Causa probabile | Dove si verifica |
|---|---|---|
| Poche visite, zero richieste | Visibilità | Search Console, impression totali |
| Molte visite, zero richieste | Traffico sbagliato | Pagine di atterraggio |
| Visite sulle pagine servizio, zero richieste | Messaggio o prova | Lettura della pagina |
| Arrivano al modulo e non lo inviano | Modulo | Tracciamento dei passaggi |
| Richieste che arrivano ma inutili | Domande sbagliate nel modulo | Contenuto delle richieste |
Quarta: il modulo
Se le persone arrivano alla pagina contatti e non inviano, il problema è lì e si risolve in un giorno. Ogni campo in più riduce gli invii, e i campi che riducono di più sono il telefono obbligatorio, la partita IVA e il messaggio libero da riempire.
La verifica richiede che il modulo sia tracciato, cosa che su metà dei siti non è impostata. Senza quel dato state indovinando: non sapete se il problema è che nessuno arriva al modulo o che nessuno lo completa, e sono due lavori diversi.
Va anche provato da telefono, con i dati e non con il wifi. Metà dei moduli italiani ha un campo che apre la tastiera sbagliata o un pulsante che finisce sotto la barra del browser.
Quinta: le richieste arrivano e non lo sapete
Capita più spesso di quanto sembri. Il modulo invia ma l’email finisce nello spam, oppure arriva a un indirizzo che nessuno legge più, oppure il plugin ha smesso di funzionare dopo un aggiornamento e nessuno se ne è accorto.
Il controllo dura due minuti e va fatto una volta al mese: compilare il modulo del proprio sito e verificare che l’email arrivi. Lo consigliamo a tutti i clienti e ogni anno trova almeno un caso.
Conviene anche salvare le richieste dentro il sito oltre che mandarle via email, così se la consegna fallisce il contenuto resta.
Quello che non risolve
Il restyling grafico. Cambia tutto insieme e non vi dirà cosa ha funzionato, e nel frattempo rischia di rompere quello che andava bene.
La finestra che compare dopo tre secondi offrendo uno sconto. Raccoglie indirizzi, disturba chi stava leggendo, e su telefono copre il contenuto proprio mentre qualcuno lo guardava.
Il numero di telefono lampeggiante o la chat automatica che saluta per prima. Aggiungono rumore a una pagina che non ha ancora detto cosa vendete.
L’ordine in cui conviene lavorare
Prima si installa la misurazione, se non c’è. Senza sapere quante persone arrivano al modulo e quante lo inviano, tutto il resto è opinione.
Poi si sistema la frase iniziale della home e delle due pagine servizio più visitate. Mezza giornata, costo zero, ed è l’intervento che sposta di più.
Poi il modulo, togliendo i campi che non servono davvero a qualificare. Il metodo sta nell’articolo su come ridurre gli abbandoni del modulo contatti.
Solo alla fine, se serve, si costruiscono pagine dedicate per le campagne, ed è un lavoro diverso spiegato in una landing page che converte.
La pagina servizio che non esiste
Capita su moltissimi siti: l’azienda fa sei cose e il sito ha una sola pagina chiamata Servizi che le elenca tutte in un paragrafo ciascuna.
Chi cerca una di quelle sei cose non trova una pagina che gli parli, trova un elenco. E per un motore quella pagina non risponde bene a nessuna delle sei domande, quindi non compare per nessuna.
Sei pagine, una per servizio, con la risposta in cima e un modulo in fondo, valgono più di qualsiasi restyling. È anche il lavoro che rende una campagna pubblicitaria possibile, perché senza una pagina dedicata non c’è dove mandare il traffico.
Quanto tempo ci vuole per saperlo
Dipende da quante richieste ricevete adesso. Su un sito che ne riceve cinque al mese, servono almeno due mesi perché una variazione significhi qualcosa: passare da cinque a sette non è un risultato, è rumore.
Su uno che ne riceve cinquanta, tre settimane bastano. È il motivo per cui sulle aziende piccole conviene cambiare una cosa alla volta e avere pazienza, invece di fare cinque modifiche e non capire più niente.
Quando il problema è a monte e le visite non ci sono proprio, il lavoro comincia dalla visibilità e non dal sito. Le voci e le fasce di un progetto fatto bene stanno nella guida su quanto costa un sito web e cosa lo fa rendere, e quando serve qualcuno che guardi i numeri da fuori è da lì che parte il nostro lavoro sui siti.
Le richieste che arrivano e non servono
C’è un caso che sembra un successo e non lo è: il modulo funziona, le richieste arrivano, e sono quasi tutte inutili. Curiosi, fornitori, gente fuori zona, persone che cercano un’altra cosa.
La causa quasi sempre è il modulo che non chiede niente e la pagina che non dice per chi è. Se non scrivete che lavorate solo in Toscana, riceverete richieste dalla Sicilia e le considererete un problema di qualità del traffico.
Si risolve con due righe sulla pagina e un campo di qualificazione nel modulo. Le richieste calano di numero e salgono di valore, e il numero che dovete guardare passa da quante ne arrivano a quante ne diventano preventivi.
Aggiornato al 6 luglio 2026.
Fonti
- Baymard Institute, Cart abandonment rate statistics (aggiornamento 2025)
- Search Console Help, Impressions, position and clicks