Google Business Profile, come si sistema in un pomeriggio
Su un cliente di Firenze il 97% del volume di ricerca ha il riquadro mappe in pagina, e il sito non entra in top 100 sulle query più grosse. Cosa sistemare, in ordine.
Per molte attività con una sede fisica la scheda Google conta più del sito, e non di poco. Su un cliente di Firenze abbiamo misurato venticinque ricerche del settore: ventitré mostrano il riquadro delle mappe in pagina, e quelle ventitré valgono il 97 per cento del volume totale. Il sito, nel frattempo, non entra tra i primi cento risultati sulle tre ricerche più grosse.
Il dato che cambia l’ordine delle priorità
Si tratta di un’attività di somministrazione nel centro di Firenze, pubblico prevalentemente straniero. Non facciamo il nome. La rilevazione viene da una campagna di monitoraggio posizioni attiva sul dominio, venticinque parole lette sulla finestra dal 31 luglio al 20 settembre 2026, per un volume complessivo di 5.490 ricerche al mese.
| Dato | Valore |
|---|---|
| Volume totale monitorato | 5.490 ricerche al mese |
| Ricerche con riquadro mappe in pagina | 23 su 25, il 92% |
| Quota di volume su quelle ricerche | 5.350 su 5.490, il 97% |
| Ricerche con blocco recensioni | 21 su 25, l’84% |
| Ricerche con risposta AI in pagina | 5 su 25, il 20% |
| Ricerche su cui il sito entra in top 100 | 11 su 25 |
| Migliore posizione organica del sito | 11 |
Sulle tre ricerche a volume più alto, quelle che da sole valgono più di duemila ricerche al mese, il sito non compare nemmeno tra i primi cento risultati.
La conclusione è scomoda per chi vende contenuti, noi compresi: su questo mercato un pomeriggio speso sulla scheda e sulle recensioni vale più di sei mesi di lavoro sul blog. Non sempre è così, ma quando i numeri dicono questo, questo va detto.
Le informazioni che vanno sistemate per prime
La categoria principale. È il singolo campo che pesa di più su quali ricerche vi fanno comparire, e quasi tutte le schede ne hanno una approssimativa scelta il giorno dell’apertura. Va scelta quella che descrive cosa fate davvero, non quella più larga.
Gli orari, festivi compresi. Una scheda che dice aperto quando siete chiusi produce persone davanti a una porta chiusa, e quelle persone lasciano recensioni. Gli orari speciali vanno inseriti prima delle festività, non dopo.
Il nome dell’attività esattamente come compare sull’insegna. Aggiungere parole chiave al nome è contro le linee guida di Google ed è una delle cause più frequenti di sospensione della scheda.
Indirizzo e posizione del segnaposto. Vanno verificati sulla mappa, non solo scritti: un segnaposto spostato di cinquanta metri in un centro storico manda le persone in un’altra strada.
Il numero di telefono locale invece del cellulare, quando esiste. Le schede con numero fisso corrispondente all’area geografica risultano più coerenti con gli altri riferimenti pubblici dell’attività.
Le foto, che contano più di quanto sembri
La foto di copertina, l’esterno con l’insegna riconoscibile e l’interno che mostra com’è davvero il posto. Sono le tre che le persone guardano prima di decidere se entrare.
Le foto caricate dai clienti compaiono prima delle vostre e non si possono eliminare, ma si possono superare per quantità e qualità. Caricarne alcune nuove ogni mese è più efficace che caricarne cinquanta una volta sola.
Un dettaglio banale che quasi nessuno rispetta: le foto vanno scattate con la luce reale del locale nell’orario in cui le persone ci vengono. Una sala fotografata vuota alle nove del mattino non assomiglia a quello che il cliente troverà alle otto di sera.
Le recensioni, che sono un canale e non un complimento
Nella rilevazione sopra, l’84 per cento delle ricerche mostra il blocco delle recensioni direttamente in pagina. Significa che il voto medio e il numero di recensioni sono visibili prima che qualcuno clicchi qualsiasi cosa, vostra o dei concorrenti.
Chiederle funziona, e va fatto nel momento giusto, cioè subito dopo il servizio e di persona. Un cartello con un codice da inquadrare al momento del conto produce più recensioni di qualunque email mandata il giorno dopo.
Rispondere a tutte, comprese quelle negative, e rispondere in modo breve e non difensivo. La risposta non serve a convincere chi ha scritto, serve alle persone che leggeranno quello scambio nei mesi successivi. Su questo abbiamo scritto a parte come si scrive una risposta a una recensione negativa, perché la forma conta quanto la decisione di rispondere.
Le recensioni non si comprano e non si filtrano. Oltre al fatto che è vietato dalle politiche di Google, un profilo con venti recensioni tutte a cinque stelle scritte in tre giorni è riconoscibile da chiunque legga con un minimo di attenzione.
Cosa non si riesce a misurare, e va detto
Google conserva circa sei mesi di storico sulle prestazioni della scheda. Significa che non esiste il confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente, che è l’unico confronto che neutralizza la stagionalità.
In una città turistica questo è un problema serio: una finestra di sei mesi misura il passaggio dall’alta alla bassa stagione, non il risultato di un intervento. Chiunque vi mostri un confronto prima e dopo su sei mesi in una città come Firenze vi sta mostrando il calendario, non il proprio lavoro.
La contromisura è banale e va presa subito: esportare ogni mese chiamate, richieste di indicazioni, clic al sito, numero e media delle recensioni. Non servono oggi, servono perché tra un anno esista il confronto che oggi manca.
È lo stesso problema di fondo che rende difficile leggere il ritorno delle campagne a pagamento, affrontato in leggere il ritorno sulla spesa senza sbagliare.
Il pomeriggio, in ordine
Prima ora: categoria principale e secondarie, nome, indirizzo, posizione del segnaposto, telefono, sito, orari compresi i festivi dei prossimi sei mesi.
Seconda ora: dieci foto nuove fatte oggi con il telefono, descrizione dell’attività scritta per chi non vi conosce, attributi compilati tutti, servizi o prodotti elencati con i prezzi quando ha senso.
Terza ora: risposta a tutte le recensioni arrivate finora, anche a quelle vecchie di due anni. Poi il sistema per chiederne di nuove, cartello o codice da inquadrare, pronto per domani.
Quarta ora: il primo export delle metriche, salvato in una cartella con la data, e un promemoria mensile per rifarlo. Questa è la parte che nessuno fa ed è l’unica che tra dodici mesi vi permetterà di sapere se il resto è servito.
Cosa succede dopo il pomeriggio
Un post ogni due settimane, breve, con una foto vera. Non è un canale sociale e non serve costruirci una strategia: serve a mostrare che l’attività è viva.
Le domande e risposte pubbliche vanno presidiate, perché chiunque può rispondere al posto vostro e nessuno vi avvisa.
E i dati di contatto vanno mantenuti coerenti ovunque compaiono, sito compreso. Una discrepanza di indirizzo tra la scheda e il sito è un segnale di incoerenza facile da evitare.
Per chi comunica anche per lettera, per telefono o su carta, il modo di tenere insieme i canali senza duplicare il lavoro è in quanto vale una lista di indirizzi, e il quadro complessivo di dove mettere i soldi sta in la ripartizione della spesa tra sito, contenuti e campagne. Se serve qualcuno che faccia il pomeriggio al posto vostro e poi tenga il conto ogni mese, è parte del servizio di digital marketing che facciamo.
Aggiornato al 4 settembre 2026. Dati di posizionamento rilevati su 25 parole chiave, mercato Stati Uniti, lingua inglese, dal 31 luglio al 20 settembre 2026. Cliente non nominato per riservatezza.
Fonti
- Google Business Profile Help, Guidelines for representing your business on Google
- Google Business Profile Help, All Business Profile policies and guidelines
- Semrush, rilevazione posizioni luglio-settembre 2026