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Social media

Social media per PMI, cosa pubblicare quando non succede niente

Le novità finiscono dopo tre settimane, da lì comincia il lavoro vero. Cinque formati che non hanno bisogno di eventi e il magazzino che si costruisce in un pomeriggio.

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La domanda vera dietro “cosa pubblichiamo sui social” è un’altra: cosa pubblichiamo nei mesi in cui non succede niente di speciale. Perché le novità finiscono dopo tre settimane, e da lì in poi comincia il lavoro vero.

Il problema non è la creatività, è il magazzino

Chi si blocca sui social non ha finito le idee, non ha mai costruito un elenco di cose da raccontare che esistono già in azienda.

Quell’elenco si fa in un pomeriggio e dura un anno. Sono le domande che arrivano prima di un acquisto, gli errori che vedete fare sempre, il come si fa di un passaggio del vostro lavoro, la differenza tra due prodotti che i clienti confondono.

Non serve una strategia complicata, serve smettere di cercare l’idea e cominciare a svuotare il magazzino che avete già.

I cinque formati che funzionano senza eventi

La risposta a una domanda ricorrente. Se la stessa cosa ve la chiedono dieci volte al mese, quella è la cosa che interessa a chi vi segue.

Il lavoro in corso. Un cantiere, un pezzo in lavorazione, la macchina che fa una cosa. È il contenuto più semplice da produrre e quello che funziona meglio su un pubblico locale.

L’errore comune. Cosa sbagliano quasi tutti quando comprano una cosa come la vostra. È utile, ricordabile e vi posiziona come qualcuno che sa.

Il prima e dopo, quando il vostro lavoro produce un cambiamento visibile. Vale in edilizia, arredo, ristrutturazioni, giardinaggio, ed è il formato con la resa più alta in assoluto.

Le persone. Chi lavora con voi, cosa fa, da quanto. Non celebrazioni e non auguri: il lavoro come si svolge.

FormatoQuanto costa produrloQuando usarlo
Risposta a una domandaDieci minutiOgni settimana
Lavoro in corsoUna foto sul postoQuando capita, sempre
Errore comuneVenti minutiDue volte al mese
Prima e dopoDue foto dallo stesso puntoA ogni lavoro finito
Le personeUna foto e due righeUna volta al mese
Novità di prodottoVariabileQuando c’è davvero

La regola delle due foto

Il motivo per cui il prima e dopo non viene mai pubblicato è che nessuno scatta il prima. Sul cantiere si arriva, si lavora, si finisce, e la foto si fa alla fine quando il prima non esiste più.

La regola è banale e cambia tutto: la prima foto si fa prima di toccare qualcosa, dallo stesso punto in cui si farà l’ultima. Costa dieci secondi e produce il contenuto che rende di più.

Lo stesso vale per i pezzi in lavorazione. Una foto a metà del processo vale più di dieci del prodotto finito, perché il prodotto finito lo vedono tutti e il processo no.

La frequenza che regge

Due contenuti a settimana per un’azienda piccola sono sostenibili. Uno al giorno non lo è, e il tentativo produce tre settimane di pubblicazione intensa seguite da due mesi di silenzio.

Il silenzio comunica più di quanto si pensi. Un profilo fermo da sei mesi, quando qualcuno vi controlla prima di chiamare, dice che l’azienda forse non c’è più. È il motivo principale per cui vale la pena tenere una frequenza bassa e costante invece di alternare pieni e vuoti.

E vale la pena scegliere un canale solo, quello dove sta il vostro pubblico, invece di presidiarne tre male. Due contenuti a settimana su uno battono sei distribuiti su tre.

Lo stesso contenuto non si copia da un canale all’altro

L’idea si riusa, la forma si riscrive. Un testo pensato per LinkedIn incollato su Instagram si riconosce subito e viene letto come pigrizia.

Quello che cambia è il punto di partenza. Su LinkedIn si comincia dal ragionamento, su Instagram dall’immagine, e la stessa cosa raccontata nei due posti ha un ordine diverso. Se vendi ad altre aziende la differenza è ancora più netta, e riguarda anche da quale profilo pubblichi: perché il profilo personale batte la pagina aziendale.

Su un pubblico locale c’è anche una differenza di lingua: il riferimento alla zona, al quartiere, al posto riconoscibile fa il lavoro che altrove farebbe un argomento. Come si scrive per un pubblico di zona lo abbiamo messo in scrivere per chi cerca nella tua zona.

Il profilo curato conta quanto i contenuti

Prima di pubblicare qualsiasi cosa, vale la pena sistemare le parti fisse: la descrizione che dice cosa fate e dove, il link che porta a una pagina utile e non alla home generica, il modo di contattarvi visibile senza cercare.

Su un’attività locale la descrizione deve contenere la zona in cui lavorate, perché è la prima cosa che chi vi trova vuole sapere.

Sono venti minuti di lavoro fatti una volta e valgono più di un mese di pubblicazione, perché ogni contenuto che funziona porta qualcuno su quel profilo.

Cosa non pubblicare

Gli auguri per le feste, gli anniversari dell’azienda, le frasi motivazionali sulla passione e il duro lavoro. Non li legge nessuno e occupano lo spazio di qualcosa che poteva essere utile.

I riassunti di notizie di settore copiate da altri. Se il contenuto non ha dentro niente di vostro, chi vi segue lo ha già visto altrove.

E i contenuti costruiti solo per farsi vedere attivi, quelli pubblicati perché era mercoledì. Si riconoscono e abbassano l’attenzione su tutto il resto.

Rispondere conta più di pubblicare

Su un’azienda locale, i messaggi privati e i commenti sono il punto in cui i social producono lavoro. Un profilo che pubblica bene e risponde dopo tre giorni sta buttando via la parte utile.

La regola pratica è rispondere entro la giornata, anche solo per dire che si risponde meglio domani. Chi scrive su un social si aspetta tempi diversi da chi manda una email.

E vale la pena rispondere anche ai commenti che non chiedono niente. È il modo più economico di far vedere che dall’altra parte c’è qualcuno, e su un pubblico di zona conta più di qualsiasi contenuto.

Come si misura, senza illudersi

I like non servono a niente se non a capire quale argomento ha funzionato meglio. Non sono un obiettivo e non vanno in nessun rapporto.

I due numeri che contano sono quante persone hanno scritto in privato e quante richieste sono arrivate dicendo di avervi visto sui social. Il secondo si raccoglie solo chiedendolo a chi vi contatta, e va annotato a mano.

Su un’azienda piccola quei numeri sono piccoli, e va bene. Tre messaggi al mese che diventano due preventivi valgono più di duemila visualizzazioni.

Da dove si comincia lunedì

Aprite le email del commerciale degli ultimi tre mesi e scrivete le venti domande più frequenti. Quelle sono venti contenuti, cioè due mesi e mezzo di pubblicazione a due a settimana.

Poi decidete chi scatta le foto e quando, perché è sempre quello il collo di bottiglia. Un contenuto senza immagine resta nel cassetto, e la foto non si trova mai nel momento in cui serve.

Il calendario che tiene insieme tutto questo si costruisce come descritto in costruire un piano editoriale sostenibile. Quando invece serve qualcuno che produca i contenuti insieme a voi, con un ritmo che regge anche nei mesi pieni, è il lavoro che facciamo sui social media.

Un’ultima nota sulle piattaforme. Quale scegliere conta meno di dove sta il vostro pubblico, e per un’azienda locale la risposta si trova chiedendo ai clienti che avete già invece di leggere statistiche nazionali. Cinque telefonate bastano a capire dove vale la pena esserci, e spesso il risultato sorprende chi aveva già deciso.

Due prolungamenti naturali di questo lavoro. Il formato che rende di più a parità di fatica è il video corto girato in azienda, e cosa serve per farlo è in come si girano video brevi senza troupe. Per chi invece si muove anche fuori dal digitale, il confronto con i mezzi tradizionali sta in carta e radio, con i numeri del mercato.

Se prima ancora del cosa il dubbio è su quali canali presidiare e quali lasciare stare, quella scelta si fa una volta sola e vale per anni: è la parte di strategia di comunicazione.

Aggiornato al 5 agosto 2026.

Fonti


LC
Lorenzo Cusmano
Fondatore di Wave Digital · WAVE DIGITAL

Fondatore di Wave Digital, agenzia digitale di Firenze attiva dal 2012. Si occupa di posizionamento sui motori e di visibilità dentro gli assistenti AI per aziende che vendono online o che dal sito ricevono richieste. Ha scritto due libri su SEO e intelligenza artificiale applicata alla ricerca.

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