Salta al contenuto
SEO & AI Search

AI Overview di Google, cosa cambia per il tuo sito

Il riquadro con la risposta di Google compare sul 42 per cento delle ricerche e toglie il 38 per cento dei clic. Quali pagine sono esposte e quali no.

AIOCopertina articolo · 1600×800

L’AI Overview è il riquadro con la risposta scritta da Google che compare sopra i risultati. Non è un esperimento e non riguarda solo le domande curiose: nell’ultimo studio sperimentale compariva sul 42 per cento delle ricerche. Se il tuo sito vive di traffico organico, questa è la cosa più importante successa alla ricerca negli ultimi dieci anni.

Quando compare e quando no

Compare soprattutto sulle domande informative, quelle che iniziano con come, cosa, quale, perché. Meno sulle ricerche di marca, dove qualcuno sta già cercando te per nome, e meno sulle ricerche con chiaro intento di acquisto immediato, anche se il confine si sta spostando mese dopo mese.

Questa differenza è la prima cosa da guardare nel tuo sito. Se il grosso del traffico arriva da persone che cercano il nome della tua azienda o un codice prodotto, il colpo è attutito. Se arriva da guide, spiegazioni e domande generiche, sei esposto in pieno.

Nell’esperimento condotto da Saharsh Agarwal e Ananya Sen, con 1.065 partecipanti e un’estensione di Chrome che a un gruppo di controllo rimuoveva il riquadro in tempo reale, l’AI Overview compariva sul 42 per cento delle query e stava in cima allo schermo nell’85 per cento dei casi. Sopra tutto il resto.

Cosa succede ai clic

Sulle query dove compariva, i clic organici sono scesi del 38 per cento. Le ricerche finite senza nessun clic sono passate dal 54 al 72 per cento. È un esperimento randomizzato, quindi quel 38 per cento è un effetto causale misurato, non una correlazione osservata su dati aggregati.

Il Pew Research Center, seguendo la navigazione reale di 900 persone per un mese, aveva trovato lo stesso schema da un’altra angolazione: con il riepilogo in pagina i clic scendono dal 15 all’8 per cento delle visite, e i link citati dentro il riquadro vengono cliccati nell’1 per cento dei casi.

Su un blog aziendale che porta 3.000 visite al mese da contenuti informativi, un calo di quel tipo vale più di mille visite. Per un e-commerce vale una parte del fatturato che nessuno ha deciso di tagliare.

Le impression non calano, e questo confonde tutti

La telefonata che riceviamo più spesso in questo periodo suona così: il traffico è sceso ma Search Console dice che compariamo di più. Non è un errore dello strumento. Le due metriche misurano cose diverse.

Google conta un’impression quando un utente ha visto, o avrebbe potuto vedere, un link al tuo sito. Per un risultato blu classico vale anche senza scorrimento. Per le AI Overviews, invece, l’impression viene registrata solo se l’utente espande o scorre fino a vedere il link. I dati delle funzionalità AI finiscono nel rapporto sul rendimento dentro il tipo di ricerca Web, mescolati con tutto il resto, senza una voce separata.

Quindi puoi avere più impression perché compari in più contesti, e meno clic perché in molti di quei contesti la risposta è già lì. È esattamente il quadro che descriviamo in modo più esteso nella guida su come farsi trovare dalle risposte AI.

Tipo di paginaQuanto è espostaCosa conviene fare
Guida o spiegazione genericaMoltoRisposta nelle prime venti righe, tabelle di confronto, fonti linkate
Pagina di marca o chi siamoPocoLasciare com’è, presidiare le ricerche sul nome
Scheda prodotto con prezzo e disponibilitàPocoDati aggiornati e completi, perché una sintesi non li ha
Pagina di servizio localeMediaRiferimenti di zona, scheda Google curata, casi concreti
Confronto tra alternativeMoltoTabella vera, criteri espliciti, nessuna conclusione vaga

Cosa chiede Google per essere ripreso

Molto meno di quanto ti stiano vendendo. La documentazione ufficiale è esplicita: non ci sono requisiti tecnici aggiuntivi per comparire nelle AI Overviews o in AI Mode, e non serve creare file leggibili dalle macchine, file di testo per l’AI o marcatori dedicati.

La pagina deve essere indicizzata e idonea a comparire con uno snippet. Il resto sono le buone pratiche di sempre: crawling consentito, contenuto in forma testuale, pagina che si carica in modo decente, link interni che funzionano.

Se invece vuoi il contrario, cioè restare fuori, esistono i controlli sull’anteprima. Con nosnippet escludi la pagina dagli snippet e quindi dalle funzionalità AI, con data-nosnippet escludi solo certe porzioni di testo, con max-snippet limiti la lunghezza ripresa. Sono strumenti seri e vanno usati sapendo cosa si perde: fuori dagli snippet vuol dire anche fuori da molti risultati normali.

Tre mosse che hanno senso adesso

La prima è separare il traffico di marca dal resto in Search Console, filtrando le query che contengono il nome dell’azienda. Se il calo è tutto sul non di marca, sai dove intervenire e sai anche che il marchio sta tenendo.

La seconda è rimettere la risposta in cima a ogni pagina informativa. Un negozio di serramenti che spiega quando conviene sostituire le finestre senza opere murarie deve dirlo nelle prime venti righe, con i casi in cui non si può fare. Chi arriva dopo aver letto un riepilogo generico arriva con una domanda più precisa, e va servito subito.

La terza è spostare peso sulle pagine che un riepilogo non può sostituire: prezzi, disponibilità, configuratori, prenotazioni, tutto quello che richiede i tuoi dati e non una sintesi. Sono le pagine dove il clic resta l’unico modo per ottenere la risposta.

Cosa guardare ogni mese, in mezz’ora

Serve un confronto fisso, sempre lo stesso, altrimenti ogni mese si guarda un numero diverso e non si capisce niente. In Search Console prendi gli ultimi 28 giorni contro gli stessi 28 giorni dell’anno prima, non contro il mese precedente, così la stagionalità non ti inganna.

Annota quattro valori: clic totali, impression totali, posizione media e clic sulle query che non contengono il nome dell’azienda. Se i primi tre tengono e il quarto scende, il problema è quello che stiamo descrivendo. Se scendono anche posizione media e impression, il problema è un altro e va cercato altrove, magari in un aggiornamento dell’algoritmo o in un lavoro tecnico fatto male.

Poi apri le statistiche del sito e guarda se compaiono visite provenienti da chatgpt.com, perplexity.ai o gemini.google.com. Sono ancora numeri piccoli per quasi tutti, ma sono l’unica prova diretta che qualcuno è passato da un assistente e ha deciso di venire da te. Quella riga vale la pena tenerla d’occhio da adesso, perché fra sei mesi sapere com’era a giugno 2026 sarà utile.

Quello che non funziona

Non funziona inseguire il riquadro con contenuti sempre più brevi. Una pagina di 300 parole scritta per farsi citare perde su entrambi i fronti, non convince chi legge e non offre abbastanza a chi sintetizza.

Non funziona nemmeno il file di testo per gli assistenti che gira da un anno nelle proposte commerciali. Google dice che non serve. Puoi metterlo, non fa danni, ma se qualcuno te lo fa pagare come intervento strategico stai comprando aria.

Non funziona spostare tutto su un altro canale nella speranza che il problema sparisca. La newsletter e i social aiutano, ma non sostituiscono le persone che ti cercavano senza conoscerti. Quelle arrivavano dalla ricerca e da lì vanno recuperate, con pagine che meritano il clic anche dopo che qualcuno ha già letto una sintesi.

Quello che funziona è meno scenografico: contenuti che rispondono prima e meglio, numeri con la fonte, pagine che offrono qualcosa che una sintesi non può dare. Se vuoi capire quanto sei esposto sul tuo sito prima di muovere qualcosa, è il primo controllo che facciamo quando lavoriamo sulla visibilità sui motori e dentro gli assistenti.

Due note pratiche per chi deve decidere cosa fare adesso. Il modo di scrivere una pagina perché venga ripresa dentro una risposta sintetizzata, invece che scavalcata, è in scrivere un pezzo che gli assistenti riprendono. E se nel frattempo i vostri numeri si muovono in modo strano, con le impression che salgono e i clic che scendono, la diagnosi completa è in quando le impression salgono e i clic scendono.

Aggiornato al 29 giugno 2026.

Fonti


LC
Lorenzo Cusmano
Fondatore di Wave Digital · WAVE DIGITAL

Fondatore di Wave Digital, agenzia digitale di Firenze attiva dal 2012. Si occupa di posizionamento sui motori e di visibilità dentro gli assistenti AI per aziende che vendono online o che dal sito ricevono richieste. Ha scritto due libri su SEO e intelligenza artificiale applicata alla ricerca.

Continua a leggere